1101001010010111011000011110011000111110 – Primo Arcano

Gioco a enigmi online - 1101001010010111011000011110011000111110

Vomito. Questo è l’acre sapore del mio risveglio.

Giaccio a terra con la faccia rivolta verso il soffitto. Il freddo del pavimento mi preme insistentemente dietro le scapole.

Dove mi trovo? Non ricordo perché sono qui, né ciò che è successo prima. La mia mente è evanescente e a stento riesco a sentire i miei pensieri. Esisto veramente? O tutto questo è un inganno dei sensi? La mia identità è un filo sospeso fra aloni appena accennati di fioca consapevolezza.

Cerco di riordinare le poche idee che ho in testa e lentamente mi alzo. La capsula fosforescente in cui il mio corpo era rinchiuso fino a pochi minuti fa è adesso spalancata. Dall’apertura gocciolano sul pavimento residui di quello che sembra essere una specie di liquido amniotico, probabilmente necessario per mantenere le mie funzioni vitali sopra il livello di guardia. La mia placenta. I logori stracci che ho addosso ne sono ancora cosparsi, facendomi assomigliare a uno strano infante appena fuoriuscito dal grembo materno.

Alzo lo sguardo. Sopra la capsula è scritta una serie numerica, che a intervalli regolari emette flebili bagliori blu fosforescenti.

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Nonostante non ricordi niente, quella è sicuramente una delle cose più strane che abbia mai visto in vita mia. Cosa la genera? Elettricità, magia? Forse nessuna delle due.

La capsula, posizionata su un piedistallo leggermente sopraelevato rispetto al pavimento, è al centro di una stanza perfettamente circolare. I muri sono attraversati da fenditure che emettono un impulso simile a quello che alimenta la serie numerica. Negli spazi fra una venatura e l’altra le pareti sono incredibilmente lisce, di una regolarità talmente perfetta da risultare quasi innaturale.

Lo spazio che mi circonda è illuminato non soltanto dagli scintillii emessi da quegli strani ricami ma anche da una finestrella posta ad altezza uomo. Mi avvicino alla feritoia per guardare fuori. Tuttavia, quello che vedo non mi piace neanche un po’.

Ho scoperto una cosa di me. Soffro di vertigini, cazzo.

Mi trovo in una torre altissima. Appoggio il palmo contro il vetro. La mia mano è cento volte gli alberi che si stagliano infiniti sotto di me. Devo essere a centinaia di metri di altezza.

Con il palmo aderente al muro, percorro il bordo della stanza per esplorarla. Le trame che costellano la sua circonferenza, a un certo punto, vengono interrotte da una porta, situata esattamente dalla parte opposta rispetto alla finestra.

Provo ad aprirla. Come immaginavo, è chiusa.

Cerco di forzarla ma un rumore interrompe il mio tentativo. Mi giro.

Una strana entità fluttua sopra la capsula. Non riesco a distinguere i suoi lineamenti ma dalle rughe sulle mani sembra trattarsi di una persona anziana. La figura balena a lampi di intermittenza: si tratta di un ologramma.

L’infinito è una coppia di opposti

Il tuo nome entrambi li racchiude

La mano si protende verso di me, come a indicare un punto alle mie spalle. Mi volto e vedo che sulla porta, nella tonalità blu elettrico che ormai mi è familiare, sta lentamente apparendo una scritta:

TROVA L’ORDINE

Evocami e apparirò

Il tuo ciclo ha inizio

Appena la misteriosa figura scompare sento un leggero CLIC. Provo a spingere la porta e quella finalmente si apre, rivelando un lungo corridoio in pendenza che si staglia di fronte a me in tutta la sua lunghezza. Devo scendere.

Prima di andare, però, c’è qualcosa che devo fare.

Evoca il misterioso personaggio


Procedi nella discesa qui.

Questo articolo ha un commento

  1. Marco P.

    Il personaggio è all’interno di una fotocamera digitale, dove la porta è l’otturatore, la finestra il mirino, e il lungo corridoio l’obiettivo.
    I numeri sono quelli generati dal sensore ad ogni scatto..

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