Il Licantropo di Huddleston – Prologo

STONK

Stai riposando beatamente sul sedile posteriore della macchina quando, all’improvviso, una violenta frenata ti fa sbattere la testa sullo schienale davanti a te. Ancora in stato di semi-incoscienza ti avvicini la mano alla fronte, percependo i contorni di un imminente bernoccolo.

“Ehi, lo sai che quel pedale non è un grilletto, vero?” urla la ragazza seduta accanto a te, “puoi premerlo anche con delicatezza e funziona lo stesso!” La rabbia della sua voce e la posizione della mano destra, intenta come la tua a massaggiarsi la testa, ti fanno immediatamente capire che anche lei è stata vittima dello stesso incidente.

“Scusami, non è colpa mia” risponde l’autista tra le risate generali degli altri compagni di viaggio, evidentemente vigili al momento della frenata, “un animale mi ha tagliato la strada… Speriamo che non si tratti di un licantropo. Auuuuu”.

“Molto simpatico” gli risponde la ragazza, continuando a massaggiarsi la fronte nell’inutile tentativo di alleviare il dolore, “e comunque spero veramente per te che non lo fosse. Non ti perdonerei mai di essertelo fatto scappare!”

“Beh, guarda il lato positivo: se non altro siamo appena arrivati. Che tempismo eh?” Ti bastano pochi secondi per accorgerti che il ragazzo non vi sta prendendo in giro. I fari dell’auto sono infatti puntati su un piccolo cartello giallastro, che sembra avvicinarsi verso la vostra vettura come un vecchio animale ferito. Sulla sua superficie mezza arrugginita sono scritte, appena leggibili, queste parole:

Benvenuti a Huddleston, Scozia
167 abitanti
Attenti alla nebbia… e ai lupi mannari!

“Chissà perché l’assemblea ha deciso di fare il congresso proprio qui” commenta un altro dei passeggeri, “insomma, la leggenda del Licantropo di Huddleston è certamente affascinante… ma il paese è veramente minuscolo!”.

“Già” risponde il ragazzo dalla parte opposta del sedile posteriore, “probabilmente saremo di più a partecipare all’incontro che gli abitanti dell’intera città. Però non si può dire che non sia una cornice adeguata”.

Il lupo mannaro di Huddleston, quante volte hai letto di questa creatura leggendaria nei tuoi libri… La bestia che ogni trentatré anni, durante la terza notte di luna piena, si risveglia e aggredisce gli abitanti del paese. È proprio questa antica storia che ha spinto te e i tuoi compagni di viaggio a diventare studiosi di miti e occulto. Hai sentito dire che da qualche mese le voci sulla sua esistenza si stanno facendo ancora più insistenti e che molti abitanti del villaggio sostengono di essere stati assaliti. Tuttavia potrebbe trattarsi di semplice suggestione: infatti la fantomatica notte di luna piena della leggenda è proprio stasera.

Nonostante non siano ancora le sette di sera fa già molto buio: il cielo è totalmente coperto e non un singolo raggio di luce lunare trapela dalla fitta coltre di nuvole. Dopo qualche minuto di viaggio nella fitta boscaglia che caratterizza quei luoghi, intravedi finalmente la sagoma di un grande e vecchio edificio. Non hai dubbi: si tratta dell’albergo Ai Quattro Ceppi, luogo dove si svolgerà il congresso e in cui pernotterete.

Scendi dalla macchina e, di fronte all’hotel, scorgi la sagoma di un uomo anziano, che vi viene incontro con passo zoppicante. Quando è abbastanza vicino per metterlo a fuoco, riconosci in lui il classico stereotipo del vecchio avaraccio scozzese: faccia rugosa e burbera, gonnellino a scacchi e una larga pipa in radica che gli penzola dalla bocca avvizzita. Appena arriva a portata di voce inizia a parlarvi, ostentando modi che non fai fatica a riconoscere come artefatti e falsamente cortesi.

“Buonasera signori. Il mio nome è Fingall MacGartie e sono il proprietario dell’hotel. Spero vivamente che il viaggio sia andato nel migliore dei modi e che abbiate potuto riposarvi” subito i tuoi colleghi ti guardano ridacchiando, memori dell’incidente di poco prima, “nel caso così non fosse, tuttavia, posso assicurarvi che siete nel posto giusto. La comodità dei letti dei Quattro Ceppi è rinomata in tutta la contea. Archie, vieni!”.

Alla chiamata dell’uomo accorre un ragazzino minuto, le cui numerose lentiggini sono visibili anche nell’oscurità della notte. Rapido come un fulmine carica tutti i vostri bagagli su un carrellino e scompare all’interno dell’hotel.

“Non preoccupatevi delle vostre cose signori, sono in mani sicure. Archie lavora qui sin da giovanissimo e non ha mai smarrito un bagaglio. E adesso prego, vogliate accomodarvi all’interno mentre sbrighiamo le formalità d’accoglienza”.

Appena entrate nell’hotel, tu e i tuoi compagni avete la sensazione di essere stati catapultati nel secolo scorso. L’ampio salone di legno è timidamente illuminato da un antico lampadario in ferro battuto, la cui luce si riverbera sul liso tessuto dei divani e delle poltrone. Sulla destra scorgi quella che sembra una grande sala conferenze (dove probabilmente si terrà il convegno), mentre sulla sinistra un rustico camino in mattoni riscalda un tavolo circondato da alcune sedie di antica fattura. Su una di queste è seduto un uomo sulla cinquantina vestito con un lungo trench, impegnato a studiare una posizione su una scacchiera. Di fronte a lui, in piedi, un barbuto uomo in tartan sta suonando il tipico strumento scozzese, la cornamusa.

“Signor MacDonald” esclama Fingall, “ricorda quel pezzo che mi piace tanto? Perché non lo suona anche ai nostri ospiti?”

“Ma certamente signor MacGartie” gli risponde, e inizia a strimpellare sul suo strumento un brano che ti sembra tutt’altro che melodioso.

Gordon MacDonald è uno degli ospiti dell’hotel, è arrivato qui tre giorni fa. È un musicista molto bravo ma purtroppo il giorno dopo il suo arrivo si è fatto male a una mano e ora non riesce a suonare molto bene…”.

Continuando a camminare arrivate in fondo all’atrio, dove si staglia un grande bancone di legno lucente, abbracciato da due imponenti rampe di scale. Fingall vi si reca dietro e inizia a scartabellare alcuni fogli, continuando a parlarvi.

“Anche voi siete qui per quel convegno sulle leggende, giusto? Non avreste potuto scegliere luogo migliore. Huddleston è conosciuta in tutta l’isola per le sue storie di lupi mannari, periodicamente spunta fuori qualcuno che dice di averne visto uno. Beh, io non ci credo molto però sapete com’è” e nel dire queste parole l’uomo si avvicina a voi con un sogghigno, “ci sono un sacco di allocchi che si bevono queste storie e io sono qui apposta per accoglierli, eh eh…”.

Capendo che non riceverà alcuna soddisfazione da parte vostra per l’infelice uscita, l’uomo si ricompone e si erge nuovamente dietro la reception.

“Ma scusatemi, sto divagando. I vostri colleghi sono già arrivati e si stanno riposando nelle loro stanze. Adesso sono le 19:00, vi invito ad andare a rinfrescarvi e a scendere nella sala congressi alle 21:00 per la cena. Provvedo subito a farvi avere le vostre chiavi. Archie!”

Sbucando dal nulla, il ragazzo accorre al richiamo di Fingall.

“Dov’è Catherine? Avevo detto a lei di occuparsi delle chiavi!

“Cath sta riposando signore” risponde timidamente Archie, “Dice che non si sente molto bene”

“Quella ragazza mi farà impazzire” borbotta Fingall fra sé “e ti ho detto mille volte di chiamare mia figlia col suo nome. Sai che non sopporto i nomignoli che vi date voi giovani d’oggi. Va bene, torna a occuparti dei bagagli. Alle chiavi ci penso io. Bene dunque” continua il vecchio prendendo una piccola chiave dal cassetto per aprire la grande vetrina alle sue spalle, contenente tutte le chiavi dell’hotel, “ecco a voi. Ci vediamo per l’ora di cena. Mi raccomando, non fate tardi!”


Alle 21:00, come stabilito, tu e i tuoi compagni scendete per la cena. All’interno della grande sala ci sono decine di persone (che presumi essere gli altri partecipanti al congresso) intente a conversare e a stringersi l’un l’altra nel vano tentativo di riscaldarsi un po’. Incuriositi da quella folla e soprattutto affamati, vi avvicinate al lungo tavolo sul lato sinistro della stanza, ricoperto di ogni sorta di vivande calde e prelibati manicaretti. Non fai in tempo a portarti la prima forchettata alla bocca, tuttavia, che un ospite con uno strano accento ti interrompe.

“Salve, kollega. Il mio nome è Markus Dekker e zono uno dei massimi esperti di leggende nordike di tutto il kontinente, piacere di konoscerla! Zicuramente avrà sentito parlare di me”. Fai un giro nella tua memoria in cerca di quel nome ma non ti viene a mente niente.

“Anke io mi trovo qui per il kongresso, ja. Tuttavia zono un invitato speciale, il mio nome non è sulla lista dei partecipanti. L’azzociazione ha deciso di includermi all’ultimo per i miei grandi contributi, proprio cozì!”.

Sperando che quello scocciatore se ne vada il prima possibile per tornare a dedicarti al tuo pudding, annuisci alle sue parole con un vago sorriso di circostanza.

“Zono zicuro che l’incontro zarà molto interezzante e che saranno formulate tante nuove teorie. Beh, ci vediamo più tardi allora, kollega!” e pronunciando queste parole se ne va, lasciandoti finalmente a tu per tu con la cena.

Provi nuovamente a mangiare ma anche stavolta non riesci: un suono improvviso rimbomba per tutto il salone, attirando l’attenzione dei presenti in sala. Subito ti giri e, al centro della porta ora spalancata, vedi una donna con i vestiti laceri e completamente ricoperta di sangue, che vi fissa con gli occhi sbarrati dal terrore.

“Mio marito… attaccato… da un lupo gigantesco… Morto!”

Appena finisce di pronunciare queste parole, la donna sviene.

Fingall fa per avvicinarsi ma un uomo, che riconosci essere lo stesso che stava di fronte alla scacchiera prima che saliste in camera, lo interrompe. “Sono un medico” esclama “lasciate che ci pensi io”.

Gira la donna di schiena e le tasta il polso, visibilmente preoccupato. “Per fortuna è solo svenuta. Dobbiamo farla stendere da qualche parte”.

“Possiamo portarla in camera sua” interviene Fingall, interrompendolo bruscamente e lanciandogli un’occhiata torva, “è un’ospite dell’hotel. Si chiama Nora Moore ed è uscita con il marito, il signor William Moore, circa due ore fa. Si trovavano qui da ieri, mi pare che fossero in viaggio per il loro anniversario di matrimonio, o qualcosa di simile. Archie, portala subito in stanza!” Il ragazzo obbedisce e con l’aiuto del medico trascina la donna fuori dal salone, scomparendo per le scale.

“Buon dio, che tragedia! Uno dei miei ospiti scomparso, forse addirittura morto!” esclama Fingall, le mani raccolte negli untuosi capelli biancastri, “devo chiamare subito la polizia!”

Esce dalla porta e si reca alla reception, salvo ritornare qualche istante dopo, “maledizione, i telefoni non funzionano, sembra che i cavi siano stati tagliati! Siamo completamente isolati!

“Questo è un disastro per il buon nome del mio hotel!” Dopo qualche secondo di sconforto si gira verso di voi, come se si fosse ricordato solo in quel momento della vostra presenza. “Voi siete esperti di… leggende, occulto, insomma quelle cose lì giusto? Sapete che i lupi mannari non esistono, sicuramente potete provare che si tratta di un enorme, grandissimo malinteso… se sarete voi a dirlo, tutti vi crederanno! Avete il mio permesso di perquisire tutte le camere che volete e interrogare i presenti all’interno dell’hotel, me compreso! Ma vi prego, trovate il colpevole e fate chiarezza. Se si sparge la voce che c’è un lupo mannaro che si aggira per la città uccidendo le persone, sono rovinato!”.

Quale segreto si cela dietro questo misterioso omicidio? È veramente opera di un lupo mannaro? A te e i tuoi compagni l’arduo compito di scoprire la verità che si cela dietro il Licantropo di Huddleston!


Il Licantropo di Huddleston è una cena con delitto online a enigmi. Interroga i sospettati per ottenere informazioni, esplora le stanza in cerca di indizi… e scopri il colpevole!

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