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Parole da far girare la testa!

Quando le scritte si trasformano: la magia interpretativa degli Ambigrammi

Quante volte vi è capitato di accorgervi che una parola o una frase, letta al contrario, mantenesse inalterato il suo significato? O, addirittura, si trasformasse completamente, acquisendo un senso del tutto nuovo? Ecco, se i costrutti lessicali appena citati (rispettivamente palindromi e bifronti) sono dei casi che presentano particolarità sul piano semantico, immaginatevi adesso parole o frasi in cui queste caratteristiche si riversano sul piano grafico.

Le avete immaginate? Bene, siete appena entrati nel magico mondo degli ambigrammi.

Per ambigramma si intende un costrutto lessicale, ma più propriamente un’illustrazione dalle sembianze grafemiche, che possiede due interpretazioni variabili a seconda del punto di vista adottato dal lettore. I più comuni sono sicuramente quelli che ruotando la scritta (o la testa, se si è in vena funambolica) rimangono uguali a loro stessi, conservando non soltanto il significato ma anche la costruzione calligrafica. Una specie di super-font simmetrico, per intenderci.

Quando una scritta non cambia la sua lettura si parla di omogramma anche se, vista la maggior diffusione di questa tipologia rispetto agli altri che andremo a vedere tra poco, spesso si tende a identificare gli omogrammi come gli ambigrammi per antonomasia.

Il celebre ambigramma degli Illuminati: ruotando l’immagine di 180° la scritta non cambia

Chi ha inventato l’ambigramma?

L’invenzione dell’ambigramma risale al diciannovesimo secolo. Infatti il primo ambigramma artificiale è datato addirittura 1893, anno in cui l’artista statunitense Peter Newell, nel suo libro Topsys & Turvys, pubblicò il primo esemplare mai realizzato. Come si può vedere dall’immagine sottostante, infatti, ruotando la scritta “puzzle” di 180° si ottiene la frase “the end”.

Il primo ambigramma della storia

Tuttavia all’epoca questo esperimento, che si trattava più di una boutade creativa che di una costruzione grafica attestata, non aveva ancora un nome. Il termine ambigram venne coniato quasi un secolo più tardi, nel 1986, quando Douglas Hofstadter, divulgatore scientifico figlio del premio nobel per la fisica Robert Hofstadter, unì il prefisso latino ambi- (cioè duplice, doppio) e il termine radicale greco -gram, inerente alla sfera semantica della scrittura. “Che si legge in due modi”, in sintesi: una definizione più che azzeccata che sottolinea la magia trasformativa di questi fantastici ircocervi calligrafici.

A volte le cose rimangono uguali, a volte cambiano

Abbiamo visto che un ambigramma, subendo una trasformazione, può rimanere uguale a se stesso. E se invece cambia completamente significato? In tal caso si parla di eterogrammi, la cui capacità camaleontica e la difficoltà di composizione li rendono forse ancor più affascinanti dei loro cugini omogrammatici.

Eterogramma Star Wars: ruotando la prima parola si ottiene la seconda

Quando gli ambigrammi parlano la nostra lingua

La maggior parte degli ambigrammi, come abbiamo visto, sono frutto di un lavoro creativo e il più delle volte artistico sulla scrittura, manipolata al fine di ottenere un testo che abbia caratteristiche omo o eterogrammatiche. Esistono casi, tuttavia, in cui parole o frasi rimangono immutate o cambiano di significato nella loro scrittura ordinaria. Questo è il caso di molte lettere dell’alfabeto (la “A” è simmetrica rispetto all’asse verticale, la “B” su quello orizzontale”) e di intere parole di varie lingue (in italiano “OSSO”, ad esempio, è un omogramma a rotazione).

Curioso questo esempio di Don Anacleto Bendazzi, enigmista religioso autore anche di Vita di Cristo in 1000 anagrammi, che unisce vari elementi lessicali e numerici per ottenere questa intera frase ambigrammatica:

Nel numero 9.111.111 vediamo

6 un o-dop-o un 9

Anacleto Bendazzi, Bizzarrie letterarie, 1951

Omo o etero, naturali o artificiali, gli ambigrammi sono la prova più concreta di quanto la lingua racchiuda al suo interno infinite potenzialità creative e non smetta mai di stupire con mirabolanti giochi di prestigio. Divertitevi anche voi a plasmare e trasformare le parole: chissà che leggendo il vostro nome al contrario non scopriate qualcosa di voi stessi che neanche sospettavate. Ruotare per credere!


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